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Case Report

Ambulatorio vaccinale: vaccinazione anti-HPV  
Il caso del mese, pubblicato sulla RIAP 04/2008 (Marta Ciofi degli Atti)
Ambulatorio vaccinale: un caso di poliradicolonevrite  

Il caso del mese, già pubblicato sulla RIAP di 05/2008 (Marta Ciofi degli Atti)

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FISH and FPIES ovvero un caso di Food Protein-Induced Enterocolitis da pesce  

Giovanni Cosimo Indirli Responsabile Allergologia e Immunologia Pediatrica – Ospedale S. Giuseppe da Copertino – ASL/ LE
Maria Elisa Miccoli Infermiera Professionale Pediatrica – Allergologia e Immunologia Pediatrica O. di Copertino. ASL/LE.

Email:gindirli@libero.it

Motivo della visita

Sara è una bambina di 7 anni e 8/12 che viene alla nostra osservazione per una sospetta allergia al pesce.
All’età di circa 10 mesi ha introdotto nella sua dieta il pesce bianco e, a distanza di circa 5 ore, ha presentato vomito non accompagnato né seguito da altra sintomatologia. Diversi altri tentativi di somministrare l’alimento sono stati invariabilmente seguiti da vomito, preceduto da nausea.
L’ultimo tentativo, effettuato alcuni mesi orsono, si è accompagnato ad astenia e iporeattività, poi risoltisi spontaneamente nel giro di 30 minuti circa.
Dopo l’ultima crisi seguita alla somministrazione dell’alimento è giunta alla nostra osservazione. Abbiamo eseguito SPT con estratto di merluzzo (Ditta Lofarma – Milano - Italia), e Prick by Prick con diversi tipi di pesce bianco e azzurro bollito, risultati tutti NEGATIVI.

Esame obiettivo

Condizioni generali nella norma ; peso al 50° centile e altezza al 75° centile. Obiettività cardiologica e respiratoria nella norma. FC= 80 b al min. PA= 110/65. Nulla di rilevante a livello degli altri organi ed apparati.

Anamnesi

Nata a termine da parto spontaneo e gravidanza regolare. PN = Kg. 2.800. Allattamento materno fino ai 4 mesi; poi latte adattato assunto senza alcun problema. Svezzamento intorno ai 4 mesi e ½: gli alimenti proposti furono accettati e assunti dalla bambina in maniera regolare e senza alcun segno di allergia/intolleranza.
Esiste importante FAMILIARITA’ PER ALLERGIA: il padre è allergico agli Acari della polvere di casa, il fratellino maggiore lo è all’olivo e alle graminacee e un cugino di primo grado dal lato materno è asmatico ed è allergico agli acari.
La stessa bimba ha eseguito SPT per inalanti dopo una crisi di ASMA verificatasi nel Maggio del 2006, dopo aver dormito dalla nonna  ed è RISULTATA SENSIBILIZZATA AGLI ACARI E AL CIPRESSO.

Esami diagnostici

abbiamo consigliato di evitare in maniera drastica il pesce e  programmato un TPO con il pesce in regime di Day Hospital. La decisione di effettuare il Challenge è stata presa sulla base dell’età della bambina e della sintomatologia presentata in passato, che non era stata mai grave.
In data 6 Novembre U.S., la bimba è stata ricoverata presso la nostra Divisione; dopo accurato esame obiettivo che dimostrava uno stato di completo benessere, veniva posizionata ago – cannula a doppia via e veniva effettuato un prelievo per EMOCROMO BASALE.
Alle ore 9,05 si iniziava il TPO che prevedeva la somministrazione di pesce bianco in dosi crecenti nel giro di 45 minuti, con una distanza temporale di 15 minuti tra una dose e l’altra. Venivano, dunque, somministrati 1- 5 – 10 gr. di pesce, controllando le condizioni cliniche con grande attenzione.
Dopo 3 ore in cui non si era notata alcuna reazione, si somministrava una pietanza di pesce pari a 35 gr.
A distanza di circa 30 min. dall’ultima dose, la bambina presentava vomito alimentare, preceduto da intensa nausea e accompagnato da pallore.
Le condizioni cardiocircolatorie si mantenevano normali; nel sospetto che a scatenare la reazione non fosse stata l’ultima dose di pesce, ma quella delle ore 9,45 (dati i tempi di reazione riportati in anamnesi), si decideva di effettuare prelievo venoso per EMOCROMO e se ne programmava un altro per le ore 15,30 e quindi a 6 ore dall’ingestione del cibo sospetto.
Si riscontrava un SIGNIFICATIVO AUMENTO dei PMN, nel primo, ma soprattutto nel secondo prelievo.


1) Prelievo Basale: G.B. = 5700; N. = 45,90%; Valore assoluto dei N = 4500.
2) Prelievo a distanza di 3 ore : GB = 9010; N. = 49,90%; Valore assoluto dei N = 10300.
3) Prelievo a distanza di 6 ore: GB = 13440; N. = 76,60%; Valore assoluto dei N. = 10300.
Si riusciva a raccogliere anche un campione di feci per la ricerca del sangue occulto che risultava NEGATIVA.


La Bambina veniva tenuta sotto stretta osservazione per altre 6 ore e poi veniva dimessa con la Diagnosi di FPIES da Pesce, con la raccomandazione di evitare in maniera assoluta il pesce e con il programma di una rivalutazione del caso a distanza di 8 mesi, 1 anno. 
La FPIES è una severa forma di ipersensibilità non IgE mediata, patogeneticamente riconducibile ad un meccanismo cellulo-mediato, causatata tipicamente da LATTE VACCINO e SOIA, caratterizzata clinicamente da vomito profuso e diarrea con progressione a disidratazione e shock nel 20% dei pazienti. Si presenta generalmente precocemente nel lattante e usualmente va incontro a risoluzione a 2 – 3 anni. Colpisce il sesso maschile nel 60% dei casi e nel 50% dei casi vi è una contemporanea intolleranza a latte vaccino e soia.
Nel 75% dei casi si riscontra familiarità per atopia, nel 20% dei casi storia familiare di allergia alimentare, nel 25% dei casi si accompagna a dermatite atopica e nel 20% dei casi a rinite/asma. I bambini affetti tollerano il latte materno e, generalmente, gli idrolisati estensivi di caseina (1).
Dal punto di vista clinico si distingue una forma che si presenta durante l’ingestione continuativa di alimenti “offending” e che si manifesta con vomito, diarrea con feci talvolta ematiche e con positività ai test per le sostanze riducenti, aspetto settico, letargia, disidratazione, ipotensione, metaemoglobinemia, ipoalbuminemia e deficit di crescita e una forma che si manifesta in seguito all’ingestione “acuta” dell’alimento dopo un periodo di evitamento dello stesso e che si manifesta con vomito che inizia circa 2 ore dopo l’ingestione, diarrea a circa 5 ore di distanza, letargia, possibile progressione ad acidosi, metaemoglobinemia, ipotensione ed elevazione della conta dei PMN (2,3).
LA diagnosi si basa fondamentalmente su criteri clinici: età inferiore ai 9 mesi alla presentazione, l’esposizione al cibo incriminato provoca vomito ripetuto e/o diarrea entro 4 ore senza altre cause dei sintomi, i sintomi sono limitati all’apparato gastroenterico, l’eliminazione dell’alimento dalla dieta determina risoluzione della sintomatologia e un challenge standardizzato o la riesposizione accidentale all’alimento provoca la ricomparsa della stessa.
Gli SPT sono tipicamente negativi(4,5); l’Atopy Patch Test può avere un ruolo ma la sua validità non è sufficientemente chiara in questa patologia (2); il CHALLENGE ORALE rimane il GOLD STANDARD, ma può non essere necessario quando la sintomatologia clinica si presenta dopo l’ingestione dell’alimento ( particolarmente se in maniera ripetitiva) e non ci sono altre spiegazioni per essa. Sicuramente utile, invece, per monitorare lo sviluppo della tolleranza (1).
Nel lavoro di Zapatero Remòn (3), su 14 casi di FPIES da pesce, in 6 bambini il sintomo di presentazione, isolato, era il vomito, così come nel nostro caso e , nel follow-up successivo, 4 divennero tolleranti dopo 3 – 4 anni di dieta di eliminazione, 3 tollerarono solo 1 tipo di pesce e cioè il pesce spada, 2 ebbero un re-challenge positivo e rimasero a dieta e 5 continuarono la dieta per vari motivi.
La nostra bambina non ha raggiunto la tolleranza all’età di quasi 8 anni e verrà seguita a intervalli regolari per valutare l’eventuale acquisizione della tolleranza, magari solo ad un tipo di pesce, ad es. il pesce spada.

Diagnosi differenziale

Essa va posta con cause NON ALLERGICHE e cioè con INFEZIONI, DISORDINI METABOLICI, ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE ( nei pretermine), DISORDINI GASTROINTESTINALI con diarrea e deficit di crescita, HIRSCHPRUNG, INTUSSUSCEZIONE INTESTINALE, e con CAUSE ALLERGICHE e cioè con la PROCTITE da PROTEINE ALIMENTARI, con l’ENTEROPATIA DA CAUSA ALIMENTARE, con il REFLUSSO INDOTTO DAL LATTE e con la GASTROENTEROPATIA EOSINOFILA (1).

Terapia

1) FPIES da Latte.
-1° anno di vita: a) per quanto riguarda i liquidi, usare idrolisati estensivi di caseina o latte materno.
b) per i solidi, considerare un ritardo nell’introduzione ed evitare i cereali  come primo alimento.


2)   FPIES da Cibi Solidi.
-1° anno di vita:a) per i liquidi, vedi sopra.
b) per i solidi, evitare cereali, legumi e carne di pollame.
   
2) FPIES oltre il 1° anno nel bambino con storia di FPIES:
-per gli alimenti liquidi, considerare un Challenge, per prima cosa, con gli alimenti ad alto rischio, non provati precedentemente ma esclusi dalla dieta per appartenenza ai gruppi a rischio.


Attendere 18 mesi o più dalla reazione, prima di effettuare il challenge con l’alimento “offending” per il bambino.
Il Trattamento di eventuali esposizione accidentali, prevede:
1) istruire il paziente o i genitori di sottoporsi o di sottoporre il bambino a osservazione medica se vengono a conoscenza dell’esposizione accidentale al cibo interessato.
2) Spesso necessaria la somministrazione di Liquidi e.v.
3)  Per un paziente con storia clinica di reazioni severe e all’inizio dei sintomi necessaria la somministrazione di CORTISONICI per via parenterale.
4) Generalmente non  richiesta la somministrazione di ADRENALINA
5)  Il ruolo e o l’utilità degli Antistaminici sono incerti (1).

Bibliografia

1) Anna Nowak-Wegrzyn, Hugh A. Sampson, Robert A. Wood, Scott H. Sicherer, Food Protein-Induced Enterocolitis Syndrome Caused by Solid Food Proteins, Pediatrics 2003, 111:829-835.
2) Scott H. Sicherer, Food protein-induced enterocolitis syndome:case presentation and management lessons Allergy and Clinical Immunology 2005; 115:149-156.
3)  L.Zapatero Remon, E. Alonso Lebrero, E. Martin Fernàndez, M. I. Martinez Molero, Food protein-induced Enterocolitis Sindrome Caused by Fish, Allergol et Immunopathol 2005;33(6):312-316.
4) Hugh A. Sampson, Update on food allergy, J Allergy and Clinical Immunology 2004;113:805-819.
5) Jennifer Maloney, Anna Nowak-Wegrzyn, Educational clinical series for pediatric allergy and immunology: Allergic proctocolitis, food protei-induced enterocolitis syndrome and allergic eosinophilic gastroenteritis with protein-losing gastroenteropaty as manifestation of non- IgE-mediated cow’s milk allergy, Pediatric Allergy and Immunology 2007;18:360-367.

Una terapia “artigianale” per un problema emergente  
Alfredo Boccaccino, U.O.S. di Allergologia e Fisiopatologia Respiratoria Pediatrica, A.O.R.N. "G.Rummo", Benevento.
email: aboccac@tin.it

Motivo della visita

Maschio di 8 anni che giunge alla nostra osservazione per presenza di tosse cronica da circa 4 mesi, la tosse è insorta improvvisamente e senza alcuna apparente causa scatenante.

Esame obiettivo

Condizioni generali buone, colorito roseo. Assenza di segni patologici all'esame obiettivo del torace. Presenza di iperemia della mucosa nasale con secreto limpido e filante e lieve ipertrofia dei turbinati. Restante esame obiettivo negativo. Sa O2= 98%. EAB: normale. Durante l'esame clinico il piccolo presenta uno degli episodi di tosse che hanno determinato la necessita' di un approfondimento, tale tosse e' a colpi separati con una componente sonora intensa, della durata di diversi minuti, ma senza dispnea e soprattutto senza difficolta' inspiratoria. E' simile come tipo di tosse a quella "da corpo estraneo". Per tale sintomatologia aveva gia' praticato diverse terapie, con antibiotici, cortisonici topici, sedativi della tosse ed antistaminici, con riduzione solo per brevi periodi della sintomatologia, ma senza alcun miglioramento definitivo.
Durante il ricovero il piccolo presenta una frequenza di 10-15 episodi di tosse,ognuno della durata variabile da 3 a 20 minuti, con assenza assoluta di sintomi tra un episodio e l'altro.
La tosse non e' presente durante il sonno, ma gli episodi sono tanto frequenti durante il giorno da aver reso impossibile la frequenza scolastica e da aver creato uno stato di grande ansia nei genitori.
Si decide di non praticare nessuna terapia in attesa di una migliore definizione diagnostica.

Anamnesi

Padre affetto da allergia ai pollini, un fratello di 15 anni in apparente buona salute. Nato a termine da parto eutocico. Allattamento artificiale. Sviluppo psicomotorio nella norma. Frequenta la scuola con profitto. Non svolge attivita' sportiva.
Dall‘eta' di 3anni ha presentato diversi episodi asmatici, che hanno determinato la necessita' di un approfondimento diagnostico. All‘eta' di 4 anni è stata posta diagnosi di Asma bronchiale lieve intermittente e di allergia respiratoria (Acari e Graminacee). Negli ultimi due anni aveva goduto di ottima salute, senza alcun episodio patologico.

Esami diagnostici

Vengono ripetute le indagini allergologiche, che confermano la positivita' per acari e graminacee, con un livello di IgE totali pari a 150 UI ed un Rast positivo in classe III. Si pratica una spirometria che risulta alterata nella sua porzione inspiratoria con un appiattimento della curva e FVC, FEV1 e indice di Tiffenau normali. (la visualizzazione di una spirometria di controllo effettuata un anno prima aveva mostrato una curva flusso-volume perfetta). Si pratica comunque un Test di broncodilatazione con 400 mcg di salbutamolo che non determina alcuna variazione dei parametri spirometrici.
Gli esami di laboratorio praticati soprattutto per escludere una componente infettiva sono tutti nella norma. Xgrafia torace normale.
L'anomalia spirometrica (esempio in fig.1) abbinata alla presenza di tosse diurna ed all‘assenza di reperti patologici di natura polmonare, fanno porre il sospetto diagnostico di una disfunzione delle corde vocali (VCD), per la cui diagnosi definitiva e' necessario praticare una laringoscopia a fibre ottiche. La laringoscopia e' considerata "Gold Standard" per porre la diagnosi di VCD. (1-2)(fig2).
La laringoscopia conferma la diagnosi dimostrando il classico aspetto "a diamante" durante la fase inspiratoria, con la presenza di un'adduzione della sola porzione anteriore delle corde vocali in inspirazione. Una precedente broncoscopia aveva gia' escluso la presenza di malformazioni, tracheo-broncomalacia e corpo estraneo.


Fig.1


Fig.2

Diagnosi differenziale

Deve essere posta con Asma,Infezioni acute (soprattutto Croup ed Epiglottite), Angioedema da anafilassi, anomalie congenite, compressione estrinseca, corpo estraneo, lesione del nervo laringeo ricorrente, paralisi delle corde vocali, reflusso gastro-esofageo.
La normalita' della Rx torace, l'assenza di patologia rilevata alla broncoscopia, l'aspetto tipico rilevato alla laringoscopia, con assenza di paralisi delle corde vocali, fecero porre diagnosi definitiva di Disfunzione delle corde vocali. Al fine di escludere un reflusso gastroesofageo il paziente fu inviato in un centro di gastroenterologia pediatrica, dove fu esclusa tramite pHmetria esofagea delle 24 ore la presenza di GER.
Una consulenza Neuropsichiatrica rilevo': normalità dell‘EEG e dell'esame clinico neurologico, con evidenze di Stato ansioso con somatizzazione (tosse psicogena?) e difficolta' di inserimento scolastico.

Terapia

Durante la fase acuta se e' presente dispnea e' utile praticare una di queste manovre (volte tutte al rilassamento delle corde vocali): 1) far respirare una miscela di Elio/Ossigeno (20/40%, 30/70%, 40/60%), 2) far compiere degli atti respiratori contro pressione (mano sull'addome, respiro ansimante, inspirazione contro resistenza mediante strumenti adatti),4) far respirare ossigeno con cannula nasale o maschera, 5) praticare uno spray topico di lidocaina.
Terapia a lungo termine: una volta posta la diagnosi di VCD, bisogna individuare la causa scatenante ed instaurare un piano terapeutico personalizzato. Gli approcci piu' utilizzati in caso di causa psicogena, come nel nostro caso, sono quelli della psicoterapia, della logopedia, della ginnastica respiratoria, dell'uso di blandi sedativi, dell‘ipnosi.
Nel decidere l'approccio terapeutico decidemmo di utilizzare per la ginnastica respiratoria l'ausilio di un trattamento pratico e semplice per la famiglia,utilizzabile al proprio domicilio. Lo spunto venne dall'esperienza di Archer et al.(4) che avevano costruito in proprio, con accessori utilizzati in anestesiologia, uno strumento (fig.3) che consentiva l'inspirazione contro una resistenza graduabile, in modo da creare una ginnastica progressiva. La loro idea era nata dalle osservazioni gia' presenti in letteratura sull'inspirazione contro resistenza nel sedare la tosse da VCD. (5)
Nel caso in questione si trattava di una paziente adulta di 22 anni, l'uso dell'apparecchio consisteva nel far respirare la paziente, durante un attacco di dispnea e tosse,aumentando progressivamente la resistenza inspiratoria, fino ad ottenere un miglioramento. Tale attivita' respiratoria veniva poi applicata regolarmente per due volte al giorno, mantenendo la stessa resistenza inspiratoria.
Ci orientammo verso questa terapia, ed ottenemmo subito la scomparsa della tosse, utilizzando un accessorio assemblato al momento, seguendo le indicazioni dell'articolo citato, ma usando accessori diversi, quali un distanziatore aerochamber per adulti, un misuratore di picco di flusso inspiratorio ed un raccordo a T (fig4). Il misuratore di picco di flusso determinava una resistenza inspiratoria fissa e non graduabile, ma fu lo stesso efficace.
Decidemmo comunque di affiancare, vista l'entita' della tosse,la psicoterapia alla ginnastica respiratoria e con l'aiuto degli anestesisti di costruire un accessorio molto piu' simile a quello indicato dall'articolo.
La terapia praticata con costanza a domicilio ottenne degli ottimi effetti sulla tosse, facendola scomparire completamente, con una regressione che consenti' la ripresa dell'attivita' scolastica. Il miglioramento fu seguito seguito da alcune ricadute, che pero' grazie alla terapia inspiratoria attuata, consentirono ai genitori di tenere il sintomo sotto controllo e di evitare che il bambino fosse costretto a sospendere l'attivita' scolastica.
Abbiamo deciso di riferire la nostra esperienza su questo caso, sia per sottolineare una patologia emergente, con la quale dovremo imparare a confrontarci in modo sempre maggiore, sia perche' crediamo che la possibilita' proposta da Archer sia interessante per la sua praticita' e semplicita' di uso. Inoltre sarebbe possibile un suo impiego anche a scopo diagnostico, poiche' abbiamo sperimentato che l‘applicazione durante un attacco di tosse, dovuta a VCD, la interrompe in modo drammatico, probabilmente consentendo un rilassamento delle corde vocali alla stregua delle manovre respiratorie gia' suggerite per sedare un attacco acuto.

Fig.3


Fig.4

Tavola 1: Termini sinonimi di disfunzione delle corde vocali (3)
Factitious asthma
Emotional laryngeal wheezing
Episodic laryngeal dyskinesia
Munchausen's stridor
Functional laryngeal obstruction
Functional upper airway obstruction
Functional stridor
Hysterical croup
Hysterical stridor
Paradoxic vocal cord adduction
Paradoxic vocal cord motion
Pseudoasthma
Psychogenic stridor
Psychogenic wheeze

Bibliografia

1) K.B. Newman,U.G. Mason and K.B. Schmaling, Clinical features of vocal cord disfunction, Am J Resp Crit Care Med 152(1995)pp. 1382-1386.
2) D.O. Rodenstein, C. Francis and D.C. Stanescu, Emotional laryngeal wheezing: a new syndrome, Am Rev Respir Dis 127(1983)pp. 354-356)
3) Blakeslee E. Noyes* and James S. Kemp Vocal cord dysfunction in children PAEDIATRIC RESPIRATORY REVIEWS(2007) 8, 155-163
4) Archer GJ et al. - Inspiratory vocal cord dysfunction, a new approach in treatment - Eur Respir J 2000; 15: 617
5) Goldman J, Muers M. Vocal cord dysfunction and wheezing. Thorax 1991; 46: 401.
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