Bologna, 12-14 Aprile 2012
14° Congresso Nazionale SIAIP
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NaM online aprile 2009. In questo numero:
Ma se manca il placebo......le armi sono spuntate !
DR web editor
Appare quanto mai difficile per il medico e per il paziente interpretare le vere modifiche cui va incontro una determinata condizione clinica, quando è stato intrapreso un
trattamento: il miglioramento può dipendere infatti, non solo dalla terapia in sé stessa (trattamento attivo o placebo), ma anche da uno dei seguenti fattori, che si manifestano
indipendentemente da quest’ultima:
1. la storia naturale della malattia: un paziente può migliorare, i suoi sintomi diminuire o sparire, come risultato del decorso spontaneo della
sua malattia, in assenza di qualsiasi tipo di trattamento. Questo avviene sia per condizioni acute (mal di schiena, raffreddore, cefalea), che croniche (sclerosi multipla, asma,
depressione).
2. la regressione verso la media: spesso, in un trial, vengono reclutati pazienti perché presentano valori estremamente alti (per es. pressione
arteriosa) o bassi (per es. Hb) di alcune misure relative alla loro salute o al loro rischio di sviluppare un determinato esito. Quando queste si ripetono settimane o mesi dopo, tendono a
ritornare nella norma o quasi nella norma, in assenza di qualsiasi intervento.
3. un trattamento esterno: i pazienti o i clinici che li hanno in cura possono utilizzare altri trattamenti concomitanti, in grado di migliorare i
sintomi, prevenire le complicazioni o curare il disordine stesso.
4. bias di aspettativa da parte dell’investigatore. Quando un investigatore ritiene (giustamente o scorrettamente), di conoscere quale tipo di
trattamento sta ricevendo un paziente inserito in un trial, può consciamente o inconsciamente, distorcere gli eventi, i sintomi e le reazioni avverse riportate dal paziente, sotto o
sovrastimandoli.
5. bias di aspettativa da parte del paziente. Quando un paziente pensa (giustamente o in modo scorretto) di sapere quale trattamento sta ricevendo,
può consciamente o inconsciamente distorcere il modo in cui riporta i propri sintomi, eventi o reazioni avverse.
6. bias di apprezzamento da parte del paziente: quando un paziente apprezza l’attenzione e le cure che riceve in un Studio Clinico Randomizzato,
può consciamente o inconsciamente, ritenere di dover dimostrare di essere un “buon” paziente (socialmente desiderabile), riportando miglioramenti che in realtà non sono tali.
La risposta clinica che si osserva nel braccio placebo di uno studio è quindi in realtà molto più ampia dell’effetto placebo in sé stesso e deve essere giudicata pertanto tenendo in
considerazione anche queste 6 variabili. Se invece in un trial clinico non è previsto un braccio di partecipanti che assuma del placebo e vengono messi a confronto solo due trattamenti
attivi non sarà possibile evidentemente riuscire a valutare gli effettivi risultati clinici indotti dai 2 singoli interventi e la nostra possibilità di giudicare la loro
reale efficacia sarà assai limitata: questo è quanto accaduto nello studio di Maspero et al (1) che abbiamo commentato in questo numero di NaM, in cui un trattamento con
salmeterolo/fluticasone tramite Diskus è stato paragonato con un’ altro trattamento attivo, il montelukast per os, in un gruppo di bambini con asma persistente, non ben controllato.
Bibliografia
1. Maspero J, Guerra F, Cuevas F, Gutierrez JP, Soto-Ramos M, Anderton S, Mechali D, Chan R, Pedersen S. Efficacy and tolerability of salmeterol/fluticasone
propionate versus montelukast in childhood asthma: a prospective, randomized double-blind, double-dummy, parallel-group study. Clin Ther 2008; 30-1492:1504.
Lettura consigliata sull’argomento placebo
Haynes RB, Sackett DL, Guyatt GH, Tugwell P. Clinical Epidemiology Lippincott Williams & Wilkins 3° ed 2008.




