NaM online Marzo 2009. In questo numero:

Una differenza è una differenza se fa veramente la differenza ! (e se viene definita prima).

Le Linee Guida CONSORT, nell’illustrare agli investigatori le modalità con le quali deve essere organizzato e riportato uno Studio Clinico Randomizzato, raccomandano di esplicitare nei dettagli come venga determinato il numero dei partecipanti da arruolare, al fine di riuscire a confermare o rigettare in maniera appropriata l’ipotesi iniziale oggetto della ricerca (1). Per ragioni etiche e scientifiche questo calcolo, che deve essere pianificato prima dell’inizio del trial, è il risultato di un attento bilancio fra considerazioni di tipo statistico e clinico: tra le prime devono essere riportati nella formula matematica il livello dell’errore α (tipo I), che misura la probabilità di arrivare a conclusioni false positive (per convenzione se ne pone il limite al 5%) e il potere statistico, che rappresenta il complementare del livello dell’errore β (tipo II), cioè  la probabilità di evitare una conclusione falsa negativa (se β = 0.20, il potere è 0.8 0 80% o detto con altre parole è la probabilità di scoprire una differenza, se questa effettivamente esiste). Tra le seconde assume valenza critica per il calcolo della numerosità campionaria la definizione da parte degli autori di quella che essi ritengono essere la Minima Differenza Importante (MID) fra i due gruppi, cioè il più piccolo beneficio relativamente all’esito primario, ritenuto clinicamente meritevole per raccomandare quel tipo di trattamento al paziente. Si tratta di un giudizio molto delicato, perché piccole variazioni della MID possono portare a notevoli cambiamenti nel numero richiesto di partecipanti. Inoltre per rigettare l’ipotesi iniziale che non vi sia cioè differenza fra trattamento attivo e placebo (e dunque dichiarare efficace l’intervento), è necessario che vengano raggiunti non sola la significatività statistica, ma anche il vantaggio clinico inizialmente richiesto e auspicato.
Un esempio metodologicamente corretto del modo in cui si è arrivati a determinare la numerosità campionaria lo possiamo trovare in uno degli studi che abbiamo commentato in questo numero di NaM. Si tratta del lavoro di Panickar et al (2), in cui è stata valutata, in un numeroso gruppo di bambini di età 10-60 mesi giunti al PS per broncospasmo acuto scatenato da infezioni virali, l’efficacia di un ciclo di prednisolone per os vs placebo nel ridurre la durata del ricovero in ospedale. Gli autori hanno calcolato che arruolando 350 paziente per ciascun gruppo avrebbero avuto l’80% di probabilità di individuare una differenza di 5 ore  (da essi ritenuta MID) fra gruppo attivo e controllo nella media geometrica della durata del ricovero, con una probabilità del 5% di sbagliare. La durata media dell’ospedalizzazione è risultata poi essere di 11 ore nel gruppo prednisolone e di 13.9 ore in quello placebo (differenza -2.9 ore). Non è stato perciò possibile per gli autori rigettare l’ipotesi nulla iniziale, che cioè non vi fosse differenza fra i due tipi di trattamento.

Nessuna informazione riguardo alla numerosità campionaria richiesta ci viene invece fornita dallo studio di Glazenburg et al, che potete trovare in questo stesso numero (3) e per questo motivo la qualità dell'evidenza che ne deriva dovrà necessariamente venire abbassata.

Bibliografia

1) Moher D, Schulz KF, Altman DG. The CONSORT statement: revised recommendations for improving the quality of reports of parallel-group randomised trials. Lancet 2001;357:1191-1194.
2) Panickar J, Lakhampaul M, Lambert PC, Kenia P, Stephenson P, Smyth A, Grigg J. Oral prednisolone for preschool children with acute virus-induced wheezing. N Engl J Med 2009;360:329-338.      

3) Glazenburg EJ, Wolkerstorfer A, Gerretsen AL, Mulder PGH, Oranje AP.Efficacy and safety of fluticasone propionate 0.005% ointment in the long-term maintenance treatment of children with atopic dermatitis: Differences between boys and girls? Pediatr Allergy Immunol 2009: 20: 59–66.

Daniele Radzik web editor